L’eterno ritorno del medesimo

«In Italia, paese di salari bassissimi, i generi di prima necessità sono tassati più che in qualsiasi altro paese del mondo; il complesso delle imposte è giunto a tale altezza da costituire talora una vera confisca della proprietà; le imposte colpiscono più gravemente i poveri che i ricchi; siamo un paese che ha un debito pubblico più alto in proporzione delle sue ricchezze; abbiamo il corso forzoso; la piccola proprietà oppressa in modo ingiusto comincia in alcune provincie a scomparire; la giustizia, della quale nei momenti gravi lo stesso Governo mostra di diffidare sospendendone le funzioni, è lenta, costosissima e senza sufficienti garanzie; i Comuni e le Provincie sono in balia del potere politico e le ingerenze politiche ne inquinano le amministrazioni; abbiamo un vergognoso primato nella delinquenza comune; l’istruzione elementare è insufficiente, la secondaria e l’universitaria così organizzate da costituire vere fabbriche di spostati; il prestigio nostro all’estero è abbassato in modo da offendere l’amor proprio nazionale; e manca ogni efficace protezione dei nostri concittadini all’estero».

Quale analista o politico ha voluto dipingere a così fosche tinte il quadro dell’Italia? Certo, qua e là ci sono delle forzature, delle esagerazioni; qualcosa che tradisce l’identità dell’autore, ma, tutto sommato – possiamo dirlo – anche facendo un po’ la tara è questa la desolante situazione in cui versa il Paese. Non può certo essere la buona performance della Nazionale agli Europei di calcio ad aumentare il nostro prestigio internazionale! È vero, ci piangiamo sempre addosso e forse avremmo preferito che quest’analisi spietata fosse uscita dalla penna di uno scrittore straniero: avremmo almeno avuto un po’ di amor patrio che ci avrebbe consentito di ribattere, imprecare, rendere al talentuoso giornalista straniero “pan per focaccia”, andando a sviscerare nei conti pubblici e nella situazione interna del suo Paese, tanto per dimostrare che non siamo gli ultimi, non siamo i peggiori.

Non si capisce mai bene se si è più patriottici nel momento in cui, messi all’angolo i sentimenti, si denunciano le cose che devono essere denunciate o quando, acriticamente, sordi ad ogni critica, si difendela Patriaanche contro l’evidenza. Non si tratta di essere disfattisti: l’Italia è un paese bellissimo, con mille potenzialità inespresse e tante, tante occasioni, lasciate colpevolmente sfumare. L’attuale situazione economico – finanziaria non è da additare solo all’ultima generazione di politici (quelli della Seconda Repubblica), come, invece, troppi fanno, ma ha radici antiche e colpe diffuse, spesso denunciate, spesso dimenticate.

Detto questo, però, le cose stanno veramente così: gli uomini del “governo tecnico”, gente che guadagna qualche centinaio di milioni all’anno, non ha idea di cosa voglia dire vivere con 1200 euro al mese e sembra non interessarsi troppo al fatto che i salari siano bassissimi, i generi di prima necessità carissimi, l’istruzione pubblica debole, la giustizia lenta e corrotta, la piccola proprietà (di cui si nutre e che nutre l’Italia) oppressa e via discorrendo. Considerata, in ultimo, la vastità dei problemi denunciati e l’inabilità della classe politica (ora anche “tecnica”) a risolverli, non è proprio il caso se vediamo “antipolitica” e “disaffezione” alla politica prendere il sopravvento. La sopportazione del popolo italiano non potrà essere infinità: è ora di dare delle risposte, di darle in fretta, di darle subito, altrimenti avrà ragione il nostro anonimo articolista…

Ah, dimenticavo: ci proviamo da circa 113 anni, da quando, nell’ottobre del 1899, Giovanni Giolitti pronunciò queste parole di fronte agli elettori del collegio di Dronero!

2 luglio 2012 by: Commenta -
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