La scuola agli insegnanti!

Il vertice dell’Unione Europea e le affermazioni della nostra Nazionale agli Europei di calcio hanno forse distolto l’attenzione da una notizia che fa rabbrividire: mi riferisco alla bocciatura dei cinque bambini della prima elementare della scuola Giulio Tifoni di Pontremoli. Prima di dirvi soddisfatti e andare avanti nella lettura, badate bene: sono allibito ed esterrefatto non per la loro bocciatura, quanto per le assurde ed esagerate reazioni del perbenismo nazionale, che ovviamente parla e blatera senza alcuna cognizione di causa! Pare vi saranno addirittura delle “interrogazioni parlamentari” sull’argomento: insomma, anche i politici vorranno “mettere becco”… Speriamo non tutti i 945!

In particolare ho avuto la “fortuna” di leggere “l’editoriale” di quel celebrato e dottisimo direttore, che risponde al nome di Monica Mosca (nomen omen!), di quella celebrata e blasonata rivista di cultura e società che s’intitola “Gente”! Voglio dire… Mica “pizza e fichi”, Gente, quella che trovate dal parrucchiere!

Il direttore, che fa finta di riconoscere «agli insegnanti, a quelli bravi, totale autonomia di giudizio e [di accettare] le loro conclusioni», dovrebbe piuttosto ricordarsi che quanto lei benevolmente ci riconosce è in verità sancito dalla Costituzione, quella che tutti difendono – non io, che la butterei volentieri al macero – ma nessuno conosce!

In definitiva, dal momento che non so i motivi per i quali le maestre della prima elementare  Tifoni hanno deciso la bocciatura dei cinque piccoli alunni, non mi pronuncio, ma vorrei che – una volta per tutte – lo facessero anche gli altri. Vorrei, cioè, che si smettesse di parlare di scuola, facendo finta di intendersene, solo perché la si è frequentata da alunni prima e da genitori poi. Uso, di solito, molta prudenza quando devo affrontare problemi di natura economica e lo faccio perché non ho studiato economia, ma quando succede qualcosa in ambito scolastico, ecco che tutti vogliono dire la propria… A caso, facendo sfoggio di umanità, comprensione, falso pedagogismo. Saltano fuori da tutte le parti i più disparati esperti: nullità del mondo della cultura (cultura?) che non hanno la più pallida idea di che cosa voglia dire, giornalmente, rapportarsi con un’intera classe… Giornalmente, non una volta ogni tanto: una conferenza e via…

A scuola, in ogni ordine e grado di scuola, gli alunni sono chiamati al conseguimento di obiettivi (minimi… Ogni anno “più minimi”) ed è sulla base di questo che devono essere valutati. La valutazione fa parte del mestiere dell’insegnante (francamente è ciò che meno mi “esalta”) e saper valutare è un elemento importante della nostra professione. Fermare un bambino, anche molto giovane, è sempre il risultato di un confronto serrato, che dura l’intero anno scolastico, a volte anche di più; che coinvolge l’intero Consiglio di classe (che nel caso di cui stiamo scrivendo ha votato all’unanimità per la bocciatura!). Vengono sempre prese in esame, con scrupolo, una quantità di variabili (tutte a favore dell’alunno), che solo lontanamente potete immaginare… E, a volte, si sbaglia! Come fanno i giudici, i medici, gli autisti dei pullman, le forze dell’ordine, i giornalisti!

Non credo che faccia bene agli alunni spostare indeterminatamente avanti nel tempo il momento della conoscenza della verità. Ognuno ha il diritto di sapere, quanto prima possibile, quanto “vale”. Farlo presto può essere di grande giovamento, può servire ad attivare il recupero, a ri-orientare. Un bambino piccolo avrà, nel momento della “caduta”, il conforto dei genitori, le attenzioni delle maestre dell’anno successivo, il giusto tempo per assimilare ciò che, evidentemente, non era ancora in grado di fare. O vogliamo andare avanti così? Dire agli adulti di 27 anni con una finta laurea in tasca che, in verità, non valgono nulla e che di loro la società non ha bisogno!

La verità è sempre un bene! Sofocle… Mica Monica Mosca!

29 giugno 2012 by: Commenta -
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