Geostoria è…

Vale forse la pena cominciare con una nota di colore, tanto per stemperare un po’ i toni e provare a sdrammatizzare una situazione che, invece, a ben vedere è tragica: né il thesaurus di Microsoft Word né il famigerato T9 dei cellulari, strumenti principe del moderno apprendimento e della più rapida trasmissione dei saperi all’alba del terzo millennio, sanno cosa sia, né – men che meno – cosa possa voler dire la parola “geostoria”… Con o senza trattino.
Geostoria è una nuova disciplina d’insegnamento della scuola italiana: un ibrido, qualcosa che dovrebbe comprendere in sé l’una e l’altra materia, sacrificate entrambe sull’altare di quel vuoto (e ormai stantio) termine che è interdisciplinarità e che di solito ha avuto come unico risultato quello di ridurre le conoscenze specifiche degli alunni per accrescerne invece confusione e pressappochismo. Oggi Carlo Magno non è altro che un grasso crapulone divoratore di hamburger, figlio – ovviamente – di Alessandro Magno, «nato nel giorno 1, 2, 3, 1, 2, 3 del mese non mi ricordo bene, del anno a piacere».
Di questo vorrei occuparmi: dell’insegnamento della Geostoria nel primo biennio della nuova scuola superiore con particolare attenzione al Liceo Classico e, in seconda battuta, Scientifico. La «Nota introduttiva alle Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento» indicano la storia come una delle discipline «cardine» e, in effetti, a ben guardare l’area storico – umanistica, che, in effetti, è piuttosto vasta, si prefissa lo scopo di portare gli alunni a raggiungere una preparazione tutto sommato solida e ampia. Scegliendo dalla lunga rassegna citata nel documento, mi pare che siano ascrivibili alla Geostoria del primo biennio i seguenti risultati di apprendimento: «conoscere i presupposti culturali e la natura delle istituzioni politiche, giuridiche, sociali ed economiche, con riferimento particolare all’Italia e all’Europa, e comprendere i diritti e i doveri che caratterizzano l’essere cittadini. Conoscere, con riferimento agli avvenimenti, ai contesti geografici e ai personaggi più importanti, la storia d’Italia inserita nel contesto europeo e internazionale, dall’antichità sino ai giorni nostri. Utilizzare metodi (prospettiva spaziale, relazioni uomo-ambiente, sintesi regionale), concetti (territorio, regione, localizzazione, scala, diffusione spaziale, mobilità, relazione, senso del luogo…) e strumenti (carte geografiche, sistemi informativi geografici, immagini, dati statistici, fonti soggettive) della geografia per la lettura dei processi storici […]» … Tutto, badate bene, con tre sole ore di insegnamento settimanali da suddividersi, perché diversamente non si può proprio fare, tra storia e geografia, fatto salvo quell’irrilevante periodo di tempo che è necessario dedicare alle interrogazioni degli alunni delle nostre belle “classette” da trenta alunni o giù di lì! Ma c’è di più: non esistono né indicazioni precise, né libri di testo che chiariscano quale sia il programma di geografia da sviluppare, mentre per quanto concerne la storia si brancola ancora nel buio.
Dovendo fare i conti con testi striminziti, imprecisi, banali e, spesso, confusionari, c’è chi tenta l’impossibile e si spinge sino alla peste del 1348, chi si ferma all’anno Mille, chi – su invito dei colleghi del secondo biennio – si ferma a Carlo Magno (escluso), chi, come chi scrive, resta ancorato alle care vecchie abitudini e, senza mancare di scriverlo (e senza che mai venga letto) nel suo documento di programmazione, si arresta al 476 d.C.… E ce n’è abbastanza!
Considerato poi che l’obiettivo finale per gli studenti del Liceo Classico dovrebbe essere quello di «aver raggiunto una conoscenza approfondita delle linee di sviluppo della nostra civiltà nei suoi diversi aspetti (linguistico, letterario, artistico, storico, istituzionale, filosofico, scientifico), anche attraverso lo studio diretto di opere, documenti ed autori significativi, ed essere in grado di riconoscere il valore della tradizione come possibilità di comprensione critica del presente; avere acquisito la conoscenza delle lingue classiche necessaria per la comprensione dei testi greci e latini, attraverso lo studio organico delle loro strutture linguistiche (morfosintattiche, lessicali, semantiche) e degli strumenti necessari alla loro analisi stilistica e retorica, anche al fine di raggiungere una più piena padronanza della lingua italiana in relazione al suo sviluppo storico;» non si capisce proprio come sia possibile il raggiungimento di tali scopi passando attraverso la diminuzione del monte ore di storia e geografia, che – mi pare – siano propedeutiche e indispensabili alla lettura, traduzione e comprensione dei testi classici. Sarebbe più giusto ammettere, come fece con una punta d’ironia rassegnata Jacob Burckhardt, che «ogni genuino materiale storico che ci è trasmesso è noioso, a prima vista, perché ci è estraneo ed in quanto ci è estraneo. Esso ci rende note le concezioni e gli interessi del suo tempo, per il suo tempo stesso, e non ci viene affatto incontro…»: una motivazione che avrebbe almeno il pregio di rendere comprensibile a tutti l’accantonamento della storia e della geografia a vantaggio di altre discipline.
Insomma, se anche la riduzione delle ore dedicate allo studio della storia e della geografia può avere una sua ratio per gli Istituti tecnici o professionali, laddove, forse, è giusto focalizzare l’attenzione sul Novecento e sulla contemporaneità, nei percorsi liceali, e massimamente nel Liceo Classico, questa novità appare in forte contrasto con le finalità esplicitate negli stessi «Obiettivi specifici di apprendimento». Si pretende, infatti, di far fare agli alunni troppo in troppo poco tempo, evidenziando così di avere anche scarsa consapevolezza del bassissimo livello di preparazione che gli alunni mostrano di possedere (specie in relazione ai fatti della storia antica) al momento del loro ingresso nella Scuola Superiore Secondaria.
È assolutamente necessario, invece, indugiare a lungo nello studio della storia antica (anche sui fatti di natura anedottica o mitologica), avere il tempo di metabolizzare e approfondire l’incontro con i personaggi chiave e coi luoghi (a proposito di Geografia!) in cui questi hanno agito, iniziare un confronto – nel limite del possibile – con le fonti e il materiale documentario (archeologico, letterario, numismatico, toponomastico, etc. ). Infatti, è solo in virtù di una solida e ben radicata conoscenza dei fatti storici che gli alunni potranno confrontarsi con padronanza e sicurezza con gli autori e le letterature latina e greca (o anche solo latina per gli studenti dei Licei Scientifici), sapendo quindi contestualizzare i diversi autori nelle rispettive epoche storiche e disegnando correttamente il quadro delle relazioni politiche, sociali, economiche nel cui perimetro essi hanno operato. Inoltre, e non in ultimo, un tale fitto sottobosco di conoscenze, di rimandi, di nozioni si dimostra necessario nell’esercizio di traduzione dal latino e dal greco, impegnativo e centrale proprio perché in grado di sintetizzare i saperi e le abilità più disparate: «la conoscenza delle lingue classiche necessaria per la comprensione dei testi… le loro strutture linguistiche (morfosintattiche, lessicali, semantiche) […] gli strumenti necessari alla loro analisi stilistica e retorica, anche al fine di raggiungere una più piena padronanza della lingua italiana in relazione al suo sviluppo storico».
Oggi, invece, a causa della scarsa attenzione dedicata allo studio della storia antica già dal ciclo della Scuola Secondaria di Primo grado, capita di imbattersi in alunni che, nelle pieghe della loro zoppicante traduzione dal latino, rendono Remo responsabile dell’uccisione di Romolo, fanno di Icaro una donna, delle Termopili una persona, dei Romani gli antesignani della rivoluzione transgender e del diritto omosessuale alla procreazione perché responsabili del ratto dei “Sabini” per poterli sposare e dare un futuro al loro regno! Quanti errori si potrebbero evitare se si sapesse un po’ meglio la storia!
Non credo che possa essere materia di questo breve intervento valutare se il Liceo Classico, «una scuola di alta cultura classica, permeata sul greco e il latino, sulla storia e la filosofia, sulla letteratura», così come l’avevano concepito Gentile e Croce, possa ancora ambire ad essere il fiore all’occhiello del sistema d’istruzione dell’Italia, se sia o meno al passo con i tempi, se sia ancora la fucina della “classe dirigente” del Paese, ritengo, però, che in un paese libero debba sempre ancora essere garantita la possibilità di abbracciare quel percorso scolastico a chiunque lo desideri, senza aggiustamenti, “modernizzazioni” o, peggio, distorsioni, che non provocano altro effetto se non quello di rendere veramente out, proprio perché fatto male, un curriculum scolastico che invece, da sempre, garantisce altissimi livelli di preparazione, grande duttilità e predisposizione allo studio a chi lo ha affrontato.

12 febbraio 2012 by: Commenta -
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