Al Qaeda e il significato della modernità.

Il bel libro di John Gray, docente alla London School of Economics, parte da un assunto preciso e ormai pericolosamente radicato nella mente dei “moderni”: si tratta del mito «delle umane sorti e progressive» di leopardiana memoria secondo il quale, in un’escalation senza fine, l’umanità, attraverso la conoscenza scientifica, potrà un giorno essere totalmente padrona del suo destino. Questa premessa, che sembra appunto essere condivisa dalla maggioranza, viene recisamente osteggiata da Gray, che fin dal primo capitolo sottolinea come sia «…” l’umanità” stessa ad essere un mito, un polveroso residuo della fede religiosa. In verità ci sono solo esseri umani, che usano la crescente conoscenza fornita dalla scienza per perseguire i loro fini in conflitto».

Al Qaeda dunque, al di là della sua adesione evidente al mondo moderno e che può facilmente essere riscontrata nella strategia di guerra globale condotta ai danni dell’Occidente, nel sapiente uso delle tecnologie informatiche moderne, nella straordinaria capacità che ha dimostrato di sapere utilizzare i mass-media e di sapersi finanziare attraverso i metodi e gli strumenti che sono stati voluti e imposti dagli stessi Stati Uniti in materia di New Economy e di libero mercato (Gray è sempre molto critico sull’operato del Fondo Monetario Internazionale), dimostra però di essere “moderna” anche in un significato assai più pregnante del termine.

A partire dalla rivoluzione francese, passando attraverso l’esperienza della rivoluzione Russa, ma anche di quella nazista in Germania, ogni movimento “riformatore” europeo e dunque occidentale si è caratterizzato per la sua pretesa di poter essere universale, e di poter condurre l’umanità all’utopica creazione di un uomo nuovo e quindi di una società migliore. Mentre il Positivismo imperante nel corso del XIX e del XX secolo dava ali a queste pretese di crescita inesauribile, l’attesa di una società nuova, riformata (e ripulita, ora delle classi, ora delle razze “ingombranti”) lasciava pericolosamente spazio al totalitarismo, che infatti lo vediamo realizzarsi «… ogni volta che si è perseguito coerentemente lo scopo di un mondo senza conflitto di potere».

Al Qaeda dunque ha assai poco di “medievale”, come qualcuno ha sostenuto e ha invece saputo affiancare ai valori “pre-moderni” tradizionali del Corano di cui è ancora permeata la società islamica e in particolare la sua struttura familiare, altri valori e idee che hanno invece la loro matrice proprio in Occidente, a cominciare appunto da quella che mira a “riformare” l’intera umanità. Gray quindi sostiene che l’idea che si possano creare mondi nuovi per mezzo del terrore e dell’omicidio di massa (le armi con cui ha scelto di combattere Al Qaeda) è un concetto proprio della modernità, cioè dell’Occidente, dal quale appunto Al Qaeda lo avrebbe mutuato.

Ma Gray non manca di rimproverare gli Stati Uniti. Ai suoi occhi anch’essi sono portatori di una visione del mondo altrettanto esclusiva. La nuova dottrina di difesa americana, formalmente annunciata nel documento presentato al Congresso degli Stati Uniti il 20 settembre 2002 è infatti un inno all’universalismo americano, nel quale si afferma anche che «… le istituzioni americane sono il solo possibile modello per il mondo; il XX secolo si è concluso con una vittoria decisiva per le forze della libertà e un singolo modello sostenibile di successo nazionale: libertà democrazia e libera iniziativa». Insomma l’America stessa secondo Gray finirebbe per commettere lo stesso macroscopico errore che prima di lei aveva commesso la vecchia Europa e che adesso accomuna curiosamente i due poteri in conflitto: entrambi cioè avanzano la pretesa di potere essere guida dell’umanità garantendole un futuro migliore e la possibilità di una società più equa. Vale però la pena sottolineare come – ammesso e non concesso che Gray abbia effettivamente ragione – gli Stati Uniti non portino avanti questa loro politica facendo ricorso al terrore e all’omicidio di massa. In quest’ottica, le recenti elezioni afgane, le prime dal 1919 ad oggi – che tentino o meno di imporre un modello “democratico” estraneo al mondo islamico – dovrebbero quanto meno indurre ad una riflessione un po’ più obiettiva sulla bontà della “dottrina” Bush.

Alla fine dunque Gray – pur stimolando la riflessione e supportando le use tesi con argomentazioni valide e persuasive – finisce per lasciare il lettore senza alcun messaggio di speranza e per fare di tutta un’erba un fascio. Secondo lui «L’aspettativa umana è determinata dal crescente numero di esseri umani, dall’aumentata competizione per le risorse naturali e dalla diffusione delle armi di distruzione di massa. Ognuna di queste forze è un effetto collaterale dello sviluppo della conoscenza scientifica. Interagendo con ostilità storiche, etniche e religiose, esse sono foriere di conflitti distruttivi allo stesso modo di quelli del XX secolo».

Da un punto di vista strettamente razionale il ragionamento di Gray non fa una grinza, la logica è stringente, la pessimistica visione del mondo a larghi tratti sembra condivisibile, certamente però non consolante. È questo un tournant della storia contemporanea; qualcuno sta azzardando, forza la mano, prova a prendere decisioni di responsabilità nella convinzione di agire per il meglio. Le dichiarazioni di intenti servono a poco: se lo studioso può permettersi di scrivere: «Dobbiamo contenere il terrorismo se vogliamo avere un qualche tipo di vita civile, ma nel farlo dobbiamo correre il rischio di compromettere la vita che stiamo provando a proteggere. Questo genere di conflitti è normale», in attesa – tra qualche anno – di pubblicare un nuovo libro, il politico invece è chiamato a dare delle risposte: come contenere il terrorismo, che cosa si intende per vita civile, quantificare i rischi, garantire la vita, limitare al massimo i conflitti.

 

 

 

 

Titolo:   Al Qaeda e il significato della modernità

Autore: John Gray

Editore: Fazi Editore

Pagine: 155

Prezzo:     euro 17,00

 

 

 

1 novembre 2011 by: Commenta -
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