Per me reges regnant.

“Per me reges regnant” non è solo un libro di storia, teso all’analisi attenta e meticolosa di tutti gli elementi collegati alla sacralità del potere in epoca medievale, ma anche un libro di riflessione politica. Alla domanda di fondo cui questa raccolta di saggi tenta di dare risposta, se cioè nell’attuale mondo globalizzato, in un’epoca di laicizzazione e democrazia, possa avere un significato riflettere sul concetto di sacralizzazione del potere, risponde – con un messaggio prettamente politico – don Santino Corsi nella prefazione al testo. «Se arriveremo, infatti, a considerare di nuovo l’ipotesi che il potere (ogni potere) viene da Dio, allora potremo uscire dall’attuale conflittualità e deriva dei vari poteri, i quali, ponendosi come assoluti, diventano necessariamente irresponsabili. Chi esercita un potere e formula giudizi sapendo di doversi presentare al giudizio di Dio medita attentamente su quanto va facendo e cerca soluzioni conformi a quella giustizia dalla quale un giorno anch’egli dovrà essere giudicato. Io credo che soltanto una profonda riflessione sulla sacralità del potere riaprirà finalmente anche quella  sulla responsabilità del potere. Con buona pace del pensiero laico». D’altra parte il fatto che il volume di studi sia stato promosso dall’Istituto Veritatis splendor, nato per volontà del Cardinale di Bologna Giacomo Biffi nel 1997, è un ulteriore manifesto segnale dell’impegno politico dello stesso.

Nonostante dunque il rigore scientifico con cui i diversi studiosi intervenuti al corso di studi durato due anni affrontano gli aspetti legati alla sacralità del potere dall’epoca tardo romana fino all’incoronazione di Carlo V, avvenuta a Bologna nel 1500, e la parziale (e dovuta, al fine di garantire al testo i crismi della scientificità) presa di distanze fatta da Franco Cardini nella lezione introduttiva, rimane centrale  il fatto che le lezioni si pongono come obiettivo finale quello di invitare i cattolici a ripensare “lo stato laico”, a meditarne pregi e difetti, a rivalutare la figura dello statista come “unto del Signore”, con tutto ciò che ne consegue anche in termini di responsabilità che quest’ultimo si assume nei confronti del “popolo”.

Dicevamo dell’introduzione di Franco Cardini, che si chiude con queste parole: «Il fatto che il mondo cristiano sia vissuto per molti secoli all’interno di una logica che lo vedeva agire guidato da questi due soli – o due lune; o un sole e una luna, non importa -, ovvero da un potere civile da una parte e da un potere spirituale dall’altra, è un dato verso cui è necessario guardare con rinnovata coscienza storica, senza alcun tipo di nostalgia – nemmeno estetica -, tuttavia con la consapevolezza che le radici del nostro vivere civile stanno anche, e forse soprattutto, in un esercizio del potere che, anche quando errava e quando commetteva abusi, aveva ben presenti, almeno concettualmente, i limiti cristiani del suo agire»: il che – a dire il vero – non mi sembra un fatto da poco!

Chi parla comunque, autocitandosi, nel titolo del libro è la Sapienza, che è Dio. La frase era stata inscritta su una delle otto piastre che formano la base della corona imperiale di Ottone I, la Reichskrone, un richiamo esplicito alla Sacre Scritture e un riferimento intenzionale alla Sapienza divina. È questa che accompagna l’opera dell’imperatore, il quale dunque agisce per diretta “ispirazione” di Dio. Ed è tale e così pervasivo il ruolo assegnatole che diventa difficile una corretta interpretazione del “per me”: se ne può in effetti proporre una triplice traduzione, ben sapendo che la migliore è quella che sa includere in sé il significato di tutte. Per chiarire il concetto è possibile rifarsi ad un noto testo medievale e citare il Laudes creaturarum di San Francesco d’Assisi, che in un volgare ancora incerto e molto vicino al latino medievale recita: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora Luna e le stelle…». Dove appunto il «… per sora…» può essere inteso come un “a causa di”, come un “per mezzo di” o ancora come un “da parte di”. Insomma nella Sapienza divina è da individuare il mezzo che legittima, la causa che rende possibile e la fonte effettiva del potere, colei che dà lustro e nello stesso riconosce colui che detiene il potere.

Ancora una volta dunque, nel pieno della bagarre politico – culturale che si sta consumando intorno al senso di un richiamo esplicito alle radici cristiane dell’Europa nella redazione della Costituzione, un testo che ci invita a rispondere positivamente a questa domanda, ripercorrendo – con il giusto rigore scientifico – pagine importanti della nostra storia.

 

 

Titolo Per me reges regnant. La regalità sacra nell’Europa medievale

Autore    AA.VV. (a cura di Franco Cardini e Maria Saltarelli)

Editore    Edizione Cantagalli

Città    Siena, 2002

Pagine    300

Euro          16,00

 

 

 

 

 

“Per me reges regnant” non è solo un libro di storia, teso all’analisi attenta e meticolosa di tutti gli elementi collegati alla sacralità del potere in epoca medievale, ma anche un libro di riflessione politica. Alla domanda di fondo cui questa raccolta di saggi tenta di dare risposta, se cioè nell’attuale mondo globalizzato, in un’epoca di laicizzazione e democrazia, possa avere un significato riflettere sul concetto di sacralizzazione del potere, risponde – con un messaggio prettamente politico – don Santino Corsi nella prefazione al testo. «Se arriveremo, infatti, a considerare di nuovo l’ipotesi che il potere (ogni potere) viene da Dio, allora potremo uscire dall’attuale conflittualità e deriva dei vari poteri, i quali, ponendosi come assoluti, diventano necessariamente irresponsabili. Chi esercita un potere e formula giudizi sapendo di doversi presentare al giudizio di Dio medita attentamente su quanto va facendo e cerca soluzioni conformi a quella giustizia dalla quale un giorno anch’egli dovrà essere giudicato. Io credo che soltanto una profonda riflessione sulla sacralità del potere riaprirà finalmente anche quella  sulla responsabilità del potere. Con buona pace del pensiero laico». D’altra parte il fatto che il volume di studi sia stato promosso dall’Istituto Veritatis splendor, nato per volontà del Cardinale di Bologna Giacomo Biffi nel 1997, è un ulteriore manifesto segnale dell’impegno politico dello stesso.

Nonostante dunque il rigore scientifico con cui i diversi studiosi intervenuti al corso di studi durato due anni affrontano gli aspetti legati alla sacralità del potere dall’epoca tardo romana fino all’incoronazione di Carlo V, avvenuta a Bologna nel 1500, e la parziale (e dovuta, al fine di garantire al testo i crismi della scientificità) presa di distanze fatta da Franco Cardini nella lezione introduttiva, rimane centrale  il fatto che le lezioni si pongono come obiettivo finale quello di invitare i cattolici a ripensare “lo stato laico”, a meditarne pregi e difetti, a rivalutare la figura dello statista come “unto del Signore”, con tutto ciò che ne consegue anche in termini di responsabilità che quest’ultimo si assume nei confronti del “popolo”.

Dicevamo dell’introduzione di Franco Cardini, che si chiude con queste parole: «Il fatto che il mondo cristiano sia vissuto per molti secoli all’interno di una logica che lo vedeva agire guidato da questi due soli – o due lune; o un sole e una luna, non importa -, ovvero da un potere civile da una parte e da un potere spirituale dall’altra, è un dato verso cui è necessario guardare con rinnovata coscienza storica, senza alcun tipo di nostalgia – nemmeno estetica -, tuttavia con la consapevolezza che le radici del nostro vivere civile stanno anche, e forse soprattutto, in un esercizio del potere che, anche quando errava e quando commetteva abusi, aveva ben presenti, almeno concettualmente, i limiti cristiani del suo agire»: il che – a dire il vero – non mi sembra un fatto da poco!

Chi parla comunque, autocitandosi, nel titolo del libro è la Sapienza, che è Dio. La frase era stata inscritta su una delle otto piastre che formano la base della corona imperiale di Ottone I, la Reichskrone, un richiamo esplicito alla Sacre Scritture e un riferimento intenzionale alla Sapienza divina. È questa che accompagna l’opera dell’imperatore, il quale dunque agisce per diretta “ispirazione” di Dio. Ed è tale e così pervasivo il ruolo assegnatole che diventa difficile una corretta interpretazione del “per me”: se ne può in effetti proporre una triplice traduzione, ben sapendo che la migliore è quella che sa includere in sé il significato di tutte. Per chiarire il concetto è possibile rifarsi ad un noto testo medievale e citare il Laudes creaturarum di San Francesco d’Assisi, che in un volgare ancora incerto e molto vicino al latino medievale recita: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora Luna e le stelle…». Dove appunto il «… per sora…» può essere inteso come un “a causa di”, come un “per mezzo di” o ancora come un “da parte di”. Insomma nella Sapienza divina è da individuare il mezzo che legittima, la causa che rende possibile e la fonte effettiva del potere, colei che dà lustro e nello stesso riconosce colui che detiene il potere.

Ancora una volta dunque, nel pieno della bagarre politico – culturale che si sta consumando intorno al senso di un richiamo esplicito alle radici cristiane dell’Europa nella redazione della Costituzione, un testo che ci invita a rispondere positivamente a questa domanda, ripercorrendo – con il giusto rigore scientifico – pagine importanti della nostra storia.

 

 

Titolo Per me reges regnant. La regalità sacra nell’Europa medievale

Autore    AA.VV. (a cura di Franco Cardini e Maria Saltarelli)

Editore    Edizione Cantagalli

Città    Siena, 2002

Pagine    300

Euro          16,00

1 novembre 2011 by: Commenta -
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