Le due Rivoluzioni. Dalla Francia del 1789 alla Russia del 1971.

“Le due Rivoluzioni” di François Furet è un libro che necessariamente deve entrare nella biblioteca dei “Percorsi per la libertà”. Si tratta infatti di un testo d’importanza capitale nel cammino che porta ad una nuova, più corretta, più attenta analisi e comprensione di due fenomeni decisivi per la storia dell’uomo, quali appunto la Rivoluzione francese e la Rivoluzione russa. Di questi due momenti della storia contemporanea François Furet ne ha fatto la chiave di volta degli studi di un’intera vita e il libro stesso è infatti la semplice riproposizione di alcuni suoi articoli apparsi nella rivista “Le Débat”, che nacque nel 1980.

Le celebrazioni per il Bicentenario della Rivoluzione francese, nel 1989, coincisero con la definitiva crisi del modello e dell’ideologia comunista. Quel comunismo che con la Rivoluzione di ottobre aveva rilanciato ancora una volta alcuni dei principi cardine della Rivoluzione francese. Ma le celebrazioni del Bicentenario e gli avvenimenti ad esse contemporanei dimostrano d’altra parte come «… la Rivoluzione sia più che mai in vita per il suo messaggio democratico e defunta al contrario come possibile modalità del cambiamento». Se dunque rimane ancora attuale il richiamo alle idee fondamentali del 1789 e in particolare a quella dell’uguaglianza universale degli uomini, la fine del comunismo sovietico evidenzia come i fatti delle due Rivoluzioni non possano più essere accolti come una tecnica di presa del potere. Anche lo scenario della politica francese, che vede, proprio nel corso degli anni Ottanta, l’integrazione sempre più completa di cattolici e comunisti nella normale competizione politica democratica della Quinta Repubblica, aiuta a comprendere meglio la sottigliezza dell’analisi di Furet. Insomma, l’idea rivoluzionaria si è svuotata del suo carattere sovversivo e lo ha fatto proprio in prossimità del compimento dei suoi duecento anni, quando maggiore era l’attenzione del mondo su di essa. In realtà ciò che è entrato in crisi è solo il modello della Rivoluzione dell’anno II, Robespierre e il fanatismo giacobino, cui gli uomini del 1917 si erano esplicitamente richiamati, mentre vivi restano i principi della “rivoluzione borghese” del 1789. I principi volti a riconoscere i diritti degli uomini, la libertà degli individui, le libere elezioni, la legge: tutto ciò che il 1793 giacobino e gli anni del Terrore avevano miseramente cancellato, così come gli uomini della Rivoluzione di ottobre.

Che cos’è dunque secondo lo storico francese che unisce idealmente le due rivoluzioni? Essenzialmente – volendo dare una risposta telegrafica e netta (e quindi in parte errata) – il fatto che entrambe non potevano che degenerare e sfociare nei rispettivi esiti antidemocratici. Il Terrore e la Rivoluzione di ottobre sono la negazione dei principi del 1789 perché democrazia e libertà non coincidono.

La grande novità e l’acutezza di Furet consistono nel fatto di non ascrivere a sé stesso questa “scoperta”, ma di volere condividerne la paternità con gli storici francesi del XIX secolo, in particolare Edgar Quinet, Louis Blanc, Augustin Thierry, François Guizot e Jules Michelet, che fin dalla metà dell’Ottocento alimentarono un fervido dibattito culturale e politico tutto teso a rileggere e interpretare i fatti del 1789, e ancor più della Rivoluzione dell’anno II, chi parteggiando e difendendo gli esiti dell’una, chi dell’altra. Un dibattito che ha poi coinvolto anche gli analisti della Rivoluzione russa, i quali hanno dovuto riscontrare molte analogie tra giacobini e bolscevichi, specie nelle modalità della presa del potere e nella condivisione dell’idea che sull’altare della Rivoluzione tutto potesse essere sacrificato, compresi gli stessi principi della Rivoluzione, che venivano sistematicamente calpestati.

Ma questa estrema sintesi non rende onore ad un libro che per acutezza e rigore non è facilmente recensibile. Lo hanno fatto con grande perizie e acume Mona Ozouf (collega di Furet) e la nostra Marina Valensise, che ha curato la prefazione dell’edizione italiana. Alle loro pagine si rimanda il lettore che colpevolmente non volesse cimentarsi nella lettura integrale dei testi di Furet.

Una  lunga citazione della prefazione di Marina Valensise potrebbe – sicuramente meglio di me – convincere dell’attualità e della profondità del libro di Furet: «Dalla Rivoluzione francese a quella d’Ottobre il passaggio per Furet si compie in virtù di un principio comune, impellente quanto misterioso: l’autonomia del potere emerge nella dittatura di Robespierre e si ritrova in quella dei Soviet al tempo di Lenin, e in nome della stessa onnipotenza della volontà permette di stabilire una sorta di continuità tra il Terrore giacobino del 1792-1794 e le purghe staliniane nella Russia sovietica degli anni Trenta. Il che avviene a dispetto della dottrina del marxismo leninismo, o suo malgrado, visto che ammettere quel principio significa negare le stesse leggi del divenire storico e dell’evoluzione sociale che secondo i rivoluzionari bolscevichi, una volta abolita l’economia capitalistica e le leggi di mercato, avrebbero dovuto portare ad instaurare un regime di libertà reale attraverso l’emancipazione sociale dell’intera umanità».

 

 

François Furet Le due Rivoluzioni. Dalla Francia del 1789 alla Russia del 1971

Editore    UTET Libreria, 1999 Editions Gallimard, 2002 traduzione italiana di Carlo Alberto Brioschi

Pagine     146

euro     15,00

Prefazione   Mona Ozouf e Marina Valensise

1 novembre 2011 by: Commenta -
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