La tragica sorte del Paese “inabitabile”.

Sinceramente, le ricadute politiche che i risultati del referendum potranno avere mi interessano pochissimo. Se terrà la coalizione di governo, sela Legasi sfilerà, se si andrà o meno ad elezioni anticipate, se essi hanno veramente sancito, come sostiene Bersani, il divorzio tra il Governo e la maggioranza del Paese. Non è questo il punto. La questione è assai più grave, la verità è che le consultazioni popolari hanno certificato la definitiva inabitabilità dell’Italia. Proprio dell’Italia! Di una Nazione che ha sempre potuto vantare condizioni di vita tra le migliori del mondo intero: vuoi per il clima, vuoi per l’arte, la cultura, il mare, vuoi per la simpatia della variegata popolazione che la abita.

Questo il “successo” che possono vantare i soliti “Comitati del No” che, in servizio permanente effettivo (talvolta anche pagato!), tanto si sono prodigati per il raggiungimento del quorum: sponsorizzato dai soliti benpensanti della sinistra, che schermati dietro a qualche titolo onorifico e/o scientifico si permettono di dare lezioni “imparziali” di costituzionalità.

Un Paese, messo in ginocchio dalla crisi internazionale, ma ancora prima e con maggiore colpevolezza dalle politiche dilapidatorie dei nostri padri, che malissimo hanno gestito il lungo periodo delle “vacche grasse”, si permette di dire no. Non, però, si badi, a questo o a quello, ma no a tutto e chicchessia! No alla Tav, no al nucleare, no alla privatizzazione delle reti idriche, no alla riforma della scuola o della giustizia… Il Paese è completamente bloccato, non si muove foglia, le lobby di potere continuano a imperversare e ad assicurare il benessere di pochi e le difficoltà di molti.

Si è riusciti anche nella bella impresa di buttare alle ortiche una riforma costituzionale che avrebbe garantito, oltre ai maggiori poteri del Presidente del Consiglio (sacrosanti!) una consistente riduzione del numero dei parlamentari e la fine del bicameralismo perfetto (tanto bello nel nome quanto insulso e dannoso nella sua applicazione): cose che tutti dicono di volere, ma che al momento buono non hanno ritenuto di difendere. Allora – cari soloni della sinistra – non recarsi a votare per il referendum confermativo era un “diritto” costituzionale, vero? Allora non si è gridato al “dovere” civico di recarsi alle urne!

Votai per la prima volta al referendum del 1987, votai contro al nucleare, in preda al panico, sempre ancora organizzato dai potentissimi organi di informazione della sinistra: me ne vergogno ancora oggi. Ho contribuito, nel mio piccolo, a favorire le misere condizioni economiche nelle quali il mio Paese si trova. Da allora, però, ho sempre ritenuto il referendum uno strumento sbagliato; i risultati di lunedì mi rafforzano ancor più nella mia convinzione!

Il Paese è inabitabile, la sua popolazione strumentalizzata e impaurita: si rinuncia a tutto per salvare il niente che si ha e non ci si rende conto che oggi – per l’Italia – è il momento dell’azzardo. Non si tratta di sapere se bisogna fare o no il nucleare, bisogna fare tutto: ci vuole il nucleare, l’eolico, il solare e anche il carbone! E invece niente! Non si può continuare ad essere schiavi dei voleri delle centinaia di comitati “spontanei” che sorgono ad ogni piè sospinto (e che raccolgono sempre le stesse poche centinaia di persone): questo vale per il Governo, ma vale anche per ogni singola giunta municipale.

Il Paese è inabitabile e i suoi cittadini sprovveduti e inconsapevoli del piano inclinato su cui scivolano ormai da decenni. Nel repellente tentativo di mantenere certe misere posizioni (lo dico da insegnate, una delle categorie che meglio riesce in questo masochistico gioco) non si ha più il coraggio di azzardare alcunché. Si vuole la botte piena e la moglie ubriaca, ma quanto ancora rimane dentro alla botte non basta più nemmeno a dissetarci. Vogliamo riempire le colline delle Langhe o del Senese di pannelli solari senza considerare che anche questo vuol dire inquinare; facciamo un gran parlare di biocarburanti senza dire che oggi la foresta amazzonica viene distrutta in nome di questa importante conquista civile… Arriveremo a riempire le nostre spiagge di pale eoliche pensando che russi e tedeschi continueranno ad affollarle. Pazzi!

Tutto questo hanno festeggiato lunedì (si vede che erano tutti parrucchieri e che nessuno lavorava) i vincenti Comitati del No, del No a tutto, del No sempre e comunque. Quelli del resistere, resistere, resistere… Morendo di fame non avrete nemmeno la soddisfazione di pagare di meno l’acqua, perché – come è chiaro ora che ha vinto il “Sì” – l’acqua costerà di più!

13 novembre 2011 by: Commenta -
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