Il mio no alla moschea.

(Estratto dell’intervento in aula consiliare del 10 gennaio 2012)

L’argomento, lo confesso, è per me, da molto tempo, motivo di contrasto interiore: da una parte le ragioni del buon senso, dall’altra quelle logiche e politiche.
Ha ragione il consigliere Piana a richiamarci ad un’assunzione di responsabilità più ampia: qui si tratta di dire un sì o un no in assoluto e non solo in relazione all’ubicazione della moschea al Lagaccio. Non vorrei dovermi ritrovare qui tra qualche mese a discutere ancora sulla moschea in questo o quell’altro luogo; per me la moschea non si deve fare né al Lagaccio né altrove!
Potrei fare un lungo discorso per chiarire il mio pensiero, formatosi sulla lettura e sullo studio delle opere del compianto don Gianni Baget Bozzo: di moscheizzazione e dei pericoli insiti in essa ha già detto lui… Inascoltato!
Ostinarsi a vedere l’Islam come una religione è un fatto di gravità e miopia assolute ed è già stato foriero di conseguenze nefaste. Sabbiamo bene, infatti, che tutti gli attentati terroristici degli ultimi anni sono stati organizzati nelle moschee, nelle nostre moschee. Nelle moschee del mondo occidentale, come più volte è stato sottolineato.
L’identità islamica è un’identità totale, essa non conosce la distinzione tra Chiesa e Stato, che il mondo occidentale ha cominciato a costruire dalla fine del Settecento. E’ inutile attendersi dall’Islam comportamenti che non gli sono propri, perché non fanno parte della loro cultura!
A Genova, lo dice la storia, una moschea c’era già in epoca moderna, forse a partire dal 1678. Pochi anni dopo, nel 1739, il “papasso” (non è un termine spregiativo, così, nell’ignoranza del tempo era chiamato l’attuale imam della comunità islamica) cominciava già ad avanzare delle pretese. Egli – sentite la modernità – «… non si fece mai scrupolo alcuno di ricorrere anche a mezzi ed atteggiamenti tutt’altro che diplomatici ed anzi alquanto subdoli, laddove si consideri che più di una volta costui prese ad esercitare nei confronti delle autorità genovesi un vero e proprio terrorismo psicologico»… Non siamo insomma troppo lontani dal recente “la nostra pazienza ha un limite”! Così, dopo poco più di una cinquantina d’anni vediamo che il “papasso” voleva una moschea più grande e che «… volea fosse la medesima esente da ogni visita, ancor che fosse ordinata dal pregiatissimo Magistrato. Volea che si desse a’ schiavi licenza assoluta di andare fuori di Genova, […] volea si permettesse a’ schiavi di avere Sottoriva e nel Piano di S. Andrea magazeni, […], volea, […], volea…».
E io invece NON VOGLIO!

12 febbraio 2012 by: Commenta -
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