Perché non finisca un sogno…

Sono, convintamente, dalla parte di Giuliano Ferrara e di quanti, non pochi a giudicare dai sondaggi, sperano che Berlusconi non ceda e che l’anno nuovo si apra con le elezioni, le “elezioni sotto la neve”.

Sono un “falco”, non credo; un irresponsabile, “ma mi faccia il piacere!” direbbe Totò. Piuttosto non ne posso più di tutto questo allarmismo prezzolato che alla fine ha costretto un Presidente del Consiglio, di uno stato sovrano (sovrano?) liberamente eletto con ampio suffragio, a dimettersi senza un voto di sfiducia vero, che desse un volto ai volta gabbana che inquinano la nostra politica.

Voglio andare alle elezioni perché è l’ultima occasione che Berlusconi ha di far saltare veramente il banco, per quanto sia giusto prendere atto delle scarsissime possibilità che tale mossa possa sortire. L’intervista a Urbani, apparsa sul Corriere della Sera, esprime il rammarico di tutti quelli, tanti, che avevano sperato che la discesa in campo di Berlusconi potesse – dopo la pessima prova di sé data dai politici della “Prima Repubblica” – segnare sul serio un cambiamento della politica nazionale. Se, invece, Berlusconi cederà alle subdole richieste di appoggio ad un “governo tecnico”, guidato da un neo-politico, segnerà, contestualmente il fallimento totale e definitivo di tutta la sua azione politica.

Quando nel ’94 Forza Italia vinse a sorpresa le elezioni, Berlusconi ebbe la forza di fare – almeno in parte – un bel repulisti di tutto il vecchio armamentario della politica (e dei politici) degli anni precedenti; detto per inciso, i veri responsabili del disastro economico che oggi attanaglia il Paese e che non pagheranno nemmeno i loro figli, ormai già tutti comodamente piazzati in posizioni inossidabili di sottopotere ben remunerato. Poi, a poco a poco, i vecchi marpioni dei palazzi, spalleggiati da giornali, poteri forti et alia varia si sono rifatti sotto. A poco a poco lo smalto dei primi giorni si è dissolto e la stessa Forza Italia è stata messa sotto assedio e in scacco da politici d’antan, dai “signori delle tessere”, come appunto sottolineava Urbani.

Cedere adesso vorrebbe dire perdere anche l’ultima battaglia. Fallita la rivoluzione liberale, fallito il tentativo di disinnescare il corporativismo imperante che blocca l’Italia, fallita la possibilità sacrosanta di riformare il sistema giudiziario, il passo indietro segnerebbe il momento della resa totale. Addio al conato di riformare in senso “semipresidenziale”, bipolare e maggioritario il sistema politico italiano, addio alla ovvia pretesa che dovrebbe avere ogni cittadino di veder governare il Paese da colui che ha vinto le elezioni. Soprattutto, però, la resa incondizionata ai suoi nemici più acerrimi: alla vera “casta”, quella dei politici di professione, contro i quali aveva mosso i suoi primi passi in politica.

Sarà la vittoria dei Casini, dei Fini, dei Bersani, dei Veltroni, dei Napolitano e via discorrendo: di tutti quelli che non hanno un mestiere, non hanno un titolo, non hanno mai lavorato (e, quel che è peggio, se non facessero politica non saprebbero far alcun lavoro) e nella loro vita non hanno saputo fare altro che approfittare del potente di turno, blandendolo, adulandolo, conquistandosene, un po’ per volta, la fiducia… Ahimé, mal riposta.

Serve un ultimo rigurgito di ottimismo. Berlusconi deve tornare a fare il Berlusconi. Gettare il cuore oltre l’ostacolo, andare contro ad ogni più ragionevole e prevedibile esito di sconfitta, sparigliare il gioco, iniettare negli occhi dei nemici il terrore che, se li vedesse inopinatamente sconfitti, li condannerebbe all’anonimato più cupo. Questa volta da solo, senza alleati vorrei che Berlusconi regalasse ancora una volta all’Italia l’illusione che di tutto questo carrozzone di incapaci ci si possa veramente liberare!

13 novembre 2011 by: Commenta -
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