La battaglia di Lepanto

Ottobre 1571: una rapida veduta panoramica sull’Europa mostra un continente spaccato politicamente e in forte crisi d’identità. Le crescenti ricchezze che si andavano accumulando nei forzieri delle principali monarchie europee e la corsa all’espansionismo coloniale di Spagna, Inghilterra, Portogallo e – in second’ordine, Olanda e Francia, non consentono di leggere e interpretare i segnali della crisi. Lo sguardo di tutti è fissato verso “l’Eldorado” delle Americhe, anche le tecniche e le innovazioni nel campo della marineria dimostrano come ormai tutte le grandi potenze non pensassero ad altro che al modo più veloce di solcare il Mare Oceano e il galeone si sostituì rapidamente alla galea, l’imbarcazione che aveva consentito alle nostre Repubbliche marinare di dominare il Mediterraneo per molto tempo.

I pericoli però arrivano dall’altra parte, dall’Oriente. Sono passati poco più di sessant’anni dalla caduta dell’Impero Romano d’Oriente per mano del secondo Maometto, il Conquistatore, ma dai Turchi la caduta di Costantinopoli doveva rappresentare non il culmine, ma l’inizio delle loro vittorie. Maometto si credeva destinato a conquistare il mondo all’Islam e la prima metà del XVI secolo non fa che registrare continue vittorie degli eserciti Turchi che, guidati prima da Selim quindi dal famoso Solimano il Magnifico, s’imporranno su tutto il bacino del Mediterraneo, sottomettendo l’ormai debole califfato abbasside (ciò che gli consentirà di proporsi come guida dell’intero Islam), Belgrado, Rodi, parte dell’Ungheria, quindi – nel 1570 – Cipro. Spazzata via la seconda Roma, la prima non pare essere troppo lontana!

Se la minaccia arriva da Oriente è anche vero che proprio nella sua parte orientale il Vecchio Continente appariva più debole e vulnerabile. Roma poi, non ne parliamo! La cristianità, nonostante gli sforzi del Concilio di Trento, è divisa e litigiosa: cattolici, protestanti, anglicani, calvinisti, ugonotti sono assai più attenti alle dispute tra loro piuttosto che a marcare nettamente le differenze con l’Islam, che evidentemente non percepiscono come un problema o un’insidia. Quand’anche poi ci fosse stata la volontà, l’enorme parcellizzazione degli Stati dell’Europa orientale avrebbe reso quasi impossibile una contrapposizione armata efficace contro le preponderanti forze (specie navali) dei Turchi. Spagna e Francia, che si contendevano il ruolo di paladine della cristianità cattolica, avevano “risolto” la loro quasi secolare disputa solo nel 1559 con la pace di Cateau-Cambrésis, ma difficilmente avrebbero collaborato ad un comune progetto anti turco, lo stesso si può dire di Genova e Venezia, che almeno sul mare si sarebbero potute battere con successo con la flotta di Costantinopoli, ma che perseguivano obiettivi economico – commerciali opposti, talvolta anche in accordo con i Turchi.

Il quadro insomma è desolante: l’Europa sembra avere smarrito la propria identità, fatica a trovare dei valori comuni che la facciano sentire “altro” dalla montante marea turca, le ricchezze che il continente americano promette di riversare sulle nostre terre distorcono la realtà dei fatti e non aiutano a valutare correttamente la forze e l’aggressività di Costantinopoli: così scriveva un ambasciatore europeo alla corte di Costantinopoli: “Dalla loro parte stanno le risorse di un potente impero, l’esperienza e l’uso del combattere… la familiarità con la vittoria, la sopportazione della fatica, l’unità, l’ordine, la disciplina, la frugalità, la prudenza. Dalla nostra parte vi è la povertà pubblica, il lusso privato… lo scoraggiamento, la mancanza di spirito di sopportazione e di preparazione… Possiamo dubitare dell’esito?”.

Assunti questi come dati analitici di partenza non è il caso di stupirsi del fatto che la vittoria della flotta cristiana contro i Turchi il 7 ottobre del 1571 nella celebre battaglia di Lepanto sia stata – fin da subito – registrata come una vittoria epica, dall’altissimo valore, prima che militare, morale e simbolico. Non fu, infatti, una battaglia decisiva, benché avesse causato pesantissime perdite alla marineria turca, e neppure una vittoria di tutta la cristianità dal momento che Pio V riuscì a coinvolgere soltanto Venezia e la Spagna, che si portò al seguito anche Genova, ma fu indicativa comunque di una rinnovata vitalità della cristianità cattolica che aveva intrapreso, anche prima della chiusura del Concilio di Trento (1563), il suo cammino di riforma. Almeno una parte della cristianità disposta a combattere, per quanto piccola e non insensibile ai vantaggi economici che la vittoria sembrava garantire, c’era. Così come, dopo molto tempo, c’era un Papa capace di catalizzare attorno a sé un discreto numero di persone, recuperando il suo ruolo di guida della Chiesa cattolica. Non era molto, ma rispetto a pochi anni prima era lecito sottolineare le novità di quell’anno.

Nonostante l’esito favorevole della battaglia il nuovo spirito di crociata, che sembrava potesse contraddistinguere il papato di Pio V, fu presto abbandonato, anche in virtù del fatto che nel giro di pochi anni i Turchi avrebbero cominciato a volgere le loro mire espansionistiche più a oriente limitandosi a consolidare l’avvenuta conquista della penisola balcanica, ma fu la dimostrazione che solo nell’unità e rinverdendo l’antico spirito crociato si sarebbe potuto tenere lontana la minaccia turca.

1 novembre 2011 by: Commenta -
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