Un “Cucù” di Marcello Veneziani

Il “Cucù” di Marcello Veneziani di ieri, giovedì 10 gennaio, su il Giornale (spero lo possiate recuperare su www.ilgiornale.it) è un pezzo di bravura e acume straordinari, come accade spesso… Altro che Gramellini, tornato adesso a ringalluzzirsi per il semplice fatto che ha potuto riprendere a sparlare di Berlusconi!

Partendo da un anniversario importante, i cinquecento anni dalla pubblicazione de “Il Principe” di Niccolò Machiavelli, Veneziani fa una bella fotografia della pochezza della nostra attuale classe dirigente, dei “principi” di oggi (compreso, ahimé, anche Silvio Berlusconi) e, ancor di più, della marmaglia che orbita intorno a loro.

In quest’ultimo periodo – come sa chi mi legge – ho tentato di offrire il mio contributo invocando da più parti un ricambio generazionale (e non solo), che potesse se non altro dare la parvenza di una certa qual volontà palingenetica della politica. Direi che i risultati che porto a casa sono risibili: posso – al limite – consolarmi accorgendomi di non essere solo e che, nonostante le tanto elogiate primarie, anche il PD cittadino si trova ad ingoiare una bella manciata di rospi!

Nessun ricambio, niente facce nuove (da me molto appoggiate anche con i tagliandini “nessuno degli attuali” nel sondaggio de il Giornale), nessun carico pesante proveniente dal mondo della cultura, etc… E scegliere adesso diventa veramente difficile: si fa prima a dire per chi non si vuole votare, qualora uno sia fermamente deciso a voler esercitare il suo diritto di voto.

Bisognerebbe essere scoraggiati, avviliti, delusi. Poi, però, uno legge l’articolo di Veneziani, uno come me, che fa dell’arte, della cultura, della filosofia politica le sue ragioni di vita (oltre agli affetti, che qui non interessano), e subito si rincuora e trova anche la forza di sorridere pensando che è proprio vero, che tutta questa marmaglia alla fine «sarà sepolta da una risata»!

Vi lascio solo la chiusura di questo piccolo capolavoro, sperando more solito di accendere in voi il desiderio di leggere (spererei ri-leggere) l’opera di Machiavelli… Non ci vuole troppo tempo: «Dopo cinquecento anni le cose non sono cambiate. I principi non leggono, non capiscono i capolavori e non accettano saggi consigli, preferiscono i cani fedeli e i servili adulatori. L’unica consolazione è che mezzo millennio dopo non ricordiamo nulla di quel principe (l’opera era stata dedicata a Lorenzo de’ Medici, non il Magnifico, però!) né dei suoi segugi, ma celebriamo l’opera di Machiavelli. Alla lunga, l’intelligenza vince sul potere e le idee oscurano i latrati».

11 gennaio 2013 by: Commenta -
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