Un’Università in meno è un’ottima notizia!

Il fatto che in 10 anni si siano persi 58 mila studenti universitari, quasi come se chiudesse l’Università Statale di Milano, è finalmente una buona notizia e non si capisce l’allarmismo che essa ha suscitato, anche se, leggendo i giornali, ci si accorge che non mancano riflessioni più serie.

Questo dato mostra semplicemente che i nostri giovani hanno capito l’inganno e che non sono più disposti a farsi fregare: come si può pensare che questo fatto sia negativo? Bisognerebbe, invece, gioire nel rendersi conto della loro perspicacia. La verità, infatti, è un’altra e ben più dolorosa: i ragazzi hanno ormai maturato la consapevolezza che il nostro sistema educativo è fallimentare e inutile (probabilmente non hanno ben capito perché lo è, ma questa è un’altra faccenda): scuola prima e università dopo non rappresentano assolutamente il viatico per un ingresso trionfale nel mondo del lavoro, anzi. In definitiva, il gioco non vale la candela: 5/10 anni di formazione scolastica li allontanano inesorabilmente dall’accesso al mondo del lavoro senza d’altra parte fornire alcuna garanzia per il loro futuro e spesso si ritrovano a fare – pagati pochissimo – mestieri che non giustificano l’investimento fatto dalle famiglie.

D’altra parte, il paese non ha alcun bisogno di sfornare altri impreparati diplomati e laureati, ma basterebbe che si preoccupasse di non far scappare quelli bravi (tanti), che ci sono e che sono costretti a emigrare per trovare le soddisfazioni che meritano. Ingegneri, medici, economisti ce ne sono abbastanza, per non dire della avvilente pletora di avvocati, insegnanti, architetti. In Italia ci sarebbe bisogno, piuttosto, di artigiani, di edili, di agricoltori, fabbri, falegnami, spazzini: tutte quelle professionalità per le quali non vi è alcun bisogno di andare a scaldare banchi scolastici e universitari per una decina d’anni e che oggi sono sempre più appannaggio degli stranieri.

Mestieri che gli Italiani, con spocchia irriverente, disprezzano. Questo avviene proprio per colpa della scuola e dell’università, che vendono fumo e illudono la loro “clientela”, fidelizzata da assurde leggi che costringono i giovani a stare a scuola sino ai 18 anni, solo per non farla scappare. Il sistema di formazione genera un’enorme massa di ignoranti e di imbranati che hanno soverchianti difficoltà a trovare lavoro perché peccano di presunzione. Presumono, cioè, e non per colpa loro ma per colpa di chi pro domo sua glielo ha fatto credere, di essere ciò che non sono né mai potranno essere.

Il criterio di valutare un popolo sulla base dei dati relativi all’abbandono scolastico, al numero dei diplomati, dei laureati e via dicendo è un macroscopico inganno che non ha fatto altro che accelerare da parte degli Stati europei (e noi al traino, ovviamente) la criminale pratica di generare mostri impreparati, inadatti al lavoro, supponenti, ambiziosi e, in definitiva, infelici!

La scuola e la cultura o sono aristocratiche o non sono: non è possibile svendere nulla, regalare alcunché: ci vuole la famosa ricetta che si condensa in una sola parola oggi tanto in voga, ma non troppo compresa: meritocrazia… La meritocrazia, però, non può che far nascere degli aristocratici (come ogni sacrosanta operazione di selezione): quelli di cui un Paese ha tremendamente bisogno per eccellere… Sempre ammesso che voglia eccellere!

Dottori, diplomati, lavoratori: medici, geometri, panettieri: basta che lavorino bene!

 

1 febbraio 2013 by: Commenta -
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