Il “Giorno della Libertà”

Oggi, cade l’anniversario dalla caduta del Muro di Berlino: un evento e una data importanti, tanto che con due brevi articoli di Legge, il 15 aprile del 2005, venne istituito il “giorno della Libertà”, da celebrare ogni anno proprio il 9 novembre, memoriale della caduta del Muro di Berlino. La raccomandazione contenuta nel testo di Legge è quella di organizzare manifestazioni e momenti di riflessione, che aiutino a meglio comprendere «il valore della democrazia e della libertà evidenziando gli effetti nefasti dei totalitarismi passati e presenti».

Così, il politicamente corretto, che cerca di accontentare tutti e riesce a non soddisfare nessuno, ha colpito ancora e quella data, ma ancor più quell’evento, vengono disinnescati, svuotati di significato, ridotti all’impotenza e abbandonati al destino di riempire le pagine dei giornali di una retorica vuota di valori e quindi inutile. Sarebbe invece il caso di dire le cose come stanno e di capire a fondo e condividere i motivi di tale scelta. Perché una ricorrenza, che pure non ha legami diretti con il territorio della nostra nazione, deve essere celebrata? Perché la parola libertà rimanda immediatamente nell’immaginario collettivo a quel muro? Credo che sia necessario convincersi del fatto che la caduta di quel muro e quanto essa ha determinato da lì a poco serva soprattutto a ricordare simbolicamente che la libertà vince sempre, magari ci mette un po’ di tempo, ma alla fine vince.

La caduta del Muro di Berlino nel 1989 e poco dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991 indussero don Gianni Baget Bozzo ad affermare trionfalmente che il Novecento si era chiuso con la fine del totalitarismo comunista. Perché di questo si tratta e questo deve essere proclamato con forza: festeggiare, cioè, la libertà ritrovata dal nostro continente all’epoca ancora attanagliato dall’unico totalitarismo ancora vivo e operante, quello comunista, ché quelli fascista e nazista erano morti già da un po’ e le loro ultime innocue propaggini erano svaporate in maniera incruenta alla metà degli anni Settanta.

Eppure che questa data voglia celebrare l’avvenuta scomparsa del totalitarismo comunista si fa fatica ad ammetterlo, perfino dalla nostra parte politica, e anche il numero speciale di Panorama, Epoca (una testata storica che di quei 28 anni del Muro di Berlino si occupò spesso), afferma che da quel lontano 9 novembre 1989 «… nulla è stato come prima. Un’ondata rivoluzionaria ha sommerso l’Europa centrale e orientale, spazzando via in pochi mesi tutti i regimi socialisti». In questo modo si mistifica la storia e si dice il falso, deliziandosi nel turpe e assai praticato giochetto di confondere il socialismo e il comunismo e gettando un’ombra oscura su un’ideologia politica nobile e che da oltre mezzo secolo aveva distinto e separato la sua strada dal comunismo rivoluzionario e, appunto, totalitario.

Se si celebra – e giustamente – la festa di Liberazione il 25 aprile, per ricordare la definitiva sconfitta del totalitarismo di marca fascista, non si comprendono la reticenza, la timidezza, la prudenza che accompagnano questa ricorrenza e ancor meno si può condividere il fatto di non volere ammettere che la libertà vi è solo laddove non vige alcun totalitarismo, rosso o nero che sia.

1 novembre 2011 by: Commenta -
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